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Lo street artist Manu Invisible incontra Antonio Gramsci

Intervista di Pier Giorgio Serra

Il primo è stato il grande pannello “Movimento”, realizzato davanti al pubblico del festival “Leggendo metropolitano” nei giardini pubblici a Cagliari. Poi l'artista ha portato i suoi colori e le sue bombolette di vernice nei luoghi deputati alle sue incursioni artistiche: i cavalcavia della s.s. 131.

In uno vicino alla sua San Sperate ha dipinto “Mancato dialogo”. Rappresenta la "metafora dell'interfaccia del personal computer e simboleggia la mancanza di dialogo tra le persone, atteggiamento causato da un'influenza sia politica che sociale" ha scritto l'artista nella sua pagina Facebook. Alla fine della trilogia è arrivato “Assidua ricerca”, altro cavalcavia nei pressi di Paulilatino. E anche qui lasciamo che sia l'artista a parlare: Tutti cerchiamo qualcosa assiduamente. Quest'opera va arricchita scrivendo quello che ognuno di noi 'ricerca' con più ostinazione.

Caratteristico era il modo di Antonio Gramsci di dedicarsi alle sue scritture: quasi tutti i giorni, per alcune ore, camminando all'interno della cella, rifletteva sulle frasi da scrivere e poi si chinava sul tavolino, scrivendo senza sedersi, un ginocchio appoggiato sullo sgabello, per riprendere a camminare e a pensare, un'assidua ricerca che tutt'oggi, rivive nella sua immagine pubblica. L'opera, è la terza di una serie dedicatagli, per ricordarlo nel suo anniversario e amplificare l'eco che ancora oggi ci regalano le sue scritture. Quest'opera è la terza tappa di un itinerario tangibile, che partirà da Cagliari a Santu Lussurgiu, percorso che Gramsci, si augurava spesso di fare un giorno prima della sua morte, ma che purtroppo non fece".

Il suo personale omaggio a Gramsci si è concluso a Santu Lussurgiu dove ha realizzato Levitante. Lasciamo di nuovo la parola all'artista: “"Levitante" è un aggettivo che mi sento di attribuire a Gramsci, perché attraverso le sue scritture e il suo pensiero è stato capace di levitare al di sopra del livello del suolo, al di sopra dei totalitarismi e al di sopra dell'ignoranza umana”.

Su queste tematiche e soprattutto sul suo lavoro di street artist gli abbiamo rivolto alcune domande.

Occuparsi di Nino Gramsci significa entrare all'interno di una sorta di zibaldone di pensieri politici, filosofici, linguistici, antropologici e quant'altro. Qual'è l'aspetto che l'ha colpito di più di tale complessità? 

È difficile anche solo tentare una strada di comprensione del pensiero Gramsciano. Nel mio progetto posso dire di essermi focalizzato su piccolissimi aspetti di questa complessità, la mia è stata una ricerca di "memoria", un tentativo di ricordare Gramsci,  a mio modo, secondo il mio punto di vista.

Anche la figura umana di Gramsci ha delle sfaccettature interessanti e curiose, mi riferisco soprattutto alle sue vicende biografiche, cosa lo attrae o gli interessa di più della sua storia personale? 

Della sua storia personale sicuramente mi ha rapito la sua condizione di sofferenza fisica, la postura, che venne diverse volte cercata di correggere dalla madre applicandogli alle estremità del corpo dei pesi, non deve esser stato per niente facile. Ci tengo a precisare che, nonostante l'accaduto estremamente crudo e difficile, mi piace ammirare gli aspetti più umani della vicenda: la figura matriarcale così presente in favore di un aiuto e la sua forte perseveranza. 

Veniamo all'immagine di Gramsci, una delle icone del ventesimo secolo, al pari di Che Guevara, Marilyn Monroe e Mather Luther King, che problemi pone e che prospettive apre questo fatto ad un artista che affronta Gramsci? 

L'iconografia Gramsciana è diventata un simbolo, la ricerca artistica non dovrebbe mai cadere su questi aspetti così ricorrenti, dovrebbe trovare altre strade. Personalmente ho abolito da subito l'idea di ricordare Gramsci semplicemente per il suo viso, perché la sua figura riecheggia ancora oggi grazie al contenuto di quello che ci ha lasciato. La raffigurazione del volto classica, invece è stata destinata volutamente (per dare un immediata riconoscibilità al progetto) a creare il simbolo della rete: "Nino dove sei?" ideata e gestita da Raffaella e Bruno Venturi, creatori del progetto. 

Quali sono i contatti e le intersezioni più vistose tra la sua arte e il pensiero di Antonio Gramsci?

Ho scelto l'ausilio della parola e della scrittura, pilastri portanti del suo pensiero. Son due aspetti che ci accomunano, proprio perché personalmente sono in pieno "periodo lapidario" il mio periodo artistico in cui scelgo parole desuete per comunicare concetti e valori da riscoprire ai fruitori dell'opera. 

Ci sono delle parole o coppie di parole  chiave nel pensiero gramsciano, gliene nomino alcune: egemonia, subalterno, cultura, ideologia, governati e governanti, nazional - popolare, stato-società civile;  con quali di queste dialoga maggiormente la sua arte? 

La parola cultura è sicuramente quella più vicina alla mia arte. 

In che modo è arrivato a Gramsci?  

È nato tutto da un bando del Comune di Cagliari che ha stanziato dei finanziamenti in vista dell'anno Gramsciano. Vi ho partecipato tramite la rete "Nino dove sei?" Affiancato da Bruno e Raffaella Venturi, ideatori e promotori del progetto. 

Perchè proprio Gramsci e perchè nei cavalcavia? 

Il percorso che ho voluto creare parte da un pannello di legno molto grande a Cagliari fino ad arrivare in una parete comunale a Santu Lussurgiu (paese nel quale voleva tanto tornare prima della sua morte) passando attraverso la ss.131 arteria principale che collega l'intera isola e in cui ho avuto già modo di sperimentare la mia arte, realizzando diversi altri miei lavori, ai quali si sono aggiunti "Errore di sistema" e "Assidua ricerca" andando a completare il percorso immaginario di Gramsci.

C'è un rapporto dialettico tra i suoi lavori e gli altri artisti contemporanei che si sono avvicinati al filosofo di Ales, per restare in ambito sardo le faccio i nomi di Antine Nivola, Maria Lai e Pinuccio Sciola. O come diceva Gramsci ogni sardo è un'isola in un' isola?

Sicuramente esistono analogie di scelte e di percorsi, e non vedendo un punto interrogativo alla fine della sua frase, deduco sia un esclamazione e la ringrazio, ne sono onorato. Son d'accordo invece con Gramsci, la condizione di "nucleo all'interno del nucleo" è ricorrente nelle dinamiche isolane, spesso se ne evidenziano i pregi, spesso i difetti. 

Gramsci un una lettera al fratello Carlo lo esortava a fare “un passo in più” per uscire dalla situazione di subalternità. Che funzione ha l'arte per compiere questo passo in più? 

L'arte può sicuramente emancipare l'individuo, renderlo più forte e coraggioso e talvolta farlo sentire meglio di quanto non lo sia, catapultandolo in uno stato di benessere psicofisico anche contagioso. Un circolo virtuoso. 

Per finire, quanto la sua arte trascende la sola dimensione artistica per innervarsi nelle dinamiche sociali?  E in questo aspetto quanto conta la lezione gramsciana?

La mia arte ha smesso di essere puramente visiva qualche anno fa. Ho scelto di comunicare, perché l'arte è sopratutto comunicazione e lo è nel modo più forte possibile. L'arte è tale se lancia concetti ben saldi e arriva alla maggior parte delle persone possibile. Gramsci era un grandissimo elaboratore di concetti, e se molti hanno qualche punto di riferimento filosofico e ideologico lo dobbiamo grazie a lui.

Ultimissima domanda, oggi l'arte, e l'arte di Manu Invisible in particolare, quanto agisce nella dinamica conflittuale tra centri e periferie del mondo? 

Dipende come si sviluppa l'opera stessa. L'opera deve abbracciare e accompagnare le due realtà, mai escluderle. Le due realtà devono comunicare e aprire un dialogo, possibilmente l'opera stessa deve diventarne giuntura tra le due. Non riuscire, risulterebbe creare conflitto, vorrebbe significare un fallimento.

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